L'Italia vista con gli occhi degli italiani

Articoli con tag “Carnevale

Frappe e castagnole: alla ricerca di Saturno

Dolci di Carnevale

Non sono soltanto maschere e carri allegorici a caratterizzare il periodo di carnevale. L’Italia, infatti, ha una ricca tradizione gastronomica che segna tutto l’anno e in particolare i momenti di festa tra i quali, appunto, il carnevale. Durante i festeggiamenti carnascialeschi, che seguono immediatamente le Festività natalizie (dal 17 gennaio, giorno di sant’Antonio Abate, al martedì precedente le ceneri) le tavole del Bel Paese si arricchiscono di dolci fritti, in particolare castagnole e frappe. Queste ultime hanno numerosi nomi che variano da città a città e nelle diverse regioni; per esempio in Toscana sono dette cenci, in liguria bugie, nel bolognese sfrappole, e al centro-sud sono chiamate chiacchiere.

La storia delle castagnole è relativamente recente, risalgono al ‘700, quella delle frappe ha radici molto più antiche, infatti esistevano già nell’antica Roma. Le prime, che evidentemente prendono il nome dal frutto autunnale, sono delle palline di pasta fritte o infornate e poi spolverizzate di zucchero o coperte di miele. Delle castagnole si trova traccia in un manoscritto viterbese della fine del Settecento. Qui se ne descrivono quattro ricette, di cui tre prevedono la frittura e una soltanto la cottura in forno. Alcuni sostengono che già un secolo prima, due importanti cuochi delle famiglie D’Angiò e Farnese preparassero le castagnole, usando però il nome di struffoli alla romana.

Per cercare la nascita delle frappe, dobbiamo trovare l’antenato dell’odierno carnevale. Nell’antica Roma, durante l’inverno, si celebravano i Saturnali, feste solenni in onore di Saturno, durante le quali alcune leggi erano sospese e le distanze sociali quasi si annullavano. Durante i Saturnali, l’atmosfera festosa portava frequentemente a eccessi enogastronomici che si concludevano in orge. Di questi eccessi erano un ingrediente sempre presente le frictilia, strisce di pasta fritte nello strutto, molto simili alle odierne chiacchiere. Il ricorso alla frittura nel grasso di maiale, così come le grandi quantità prodotte di questo cibo rituale, indicavano ricchezza e generosità della terra, per rievocare l’opulenza e l’uguaglianza del tempo mitico governato da Saturno. ©Diego Funaro


Business in maschera

Qualunque sia la sua origine il Carnevale è considerato tradizionalmente un periodo di caos creativo, rinnovamento cosmico e rigenerazione. Un periodo in cui il malessere accumulato durante l’anno viene eliminato attraverso pratiche rituali e comportamenti collettivi volutamente licenziosi.

Attraverso i travestimenti, l’atmosfera diventa comica, trasgressiva, provocatoria. Così accade anche in uno dei carnevali più famosi del mondo, quello di Venezia. Ufficialmente le sue origini non sono da attribuire a un periodo ancestrale dai contorni discussi: il termine Carnevale riferito a divertimenti pubblici viene citato per la prima volta in un documento del Doge Falier nel 1094. L’uso del travestimento permetteva di abbattere le barriere sociali. Il ricco poteva permettersi comportamenti non concessigli nella vita quotidiana e il povero poteva accedere a luoghi di solito proibiti e avvicinare persone inaccessibili. Molti erano gli artigiani che fabbricavano e vendevano maschere. Nel 1436 la grande richiesta del mercato spinse alcuni di essi a fondare la professione dei mascareri, che si dividevano in targheri e dipintori, i primi creavano la maschera, i secondi la decoravano. Nel Settecento si diffuse la tradizionale maschera veneziana, la Baúta, composta da un mantello nero, il  tabarro, una maschera bianca, la larva, e un cappello nero tricorno. Al corteo partecipano anche altre maschere come la Gnaga, travestimento femminile per uomini, e la Moretta, maschera di velluto scuro per donne. Ma vi erano anche travestimenti da arabi, turchi, streghe, animali e demoni. In un quadro del 1776, Pietro Longhi dipinge due Baúte e una Moretta. L’opera è intitolata La venditrice di essenze: nella scena appare una donna che offre dei prodotti alle maschere. Alla festa partecipavano, infatti, venditori ambulanti e artigiani che vendevano ogni tipo di mercanzia: tessuti, cibi, spezie. Un grande business a cui partecipavano anche artisti di ogni genere: acrobati, danzatori, domatori, giocolieri e musicisti. 

Il Carnevale di Venezia fu interrotto per tutelare la sicurezza pubblica durante il periodo della dominazione Napoleonica (1797). In epoca moderna però la città ha voluto fortemente far rinascere questa tradizione. Dal 1979 gli investimenti fatti dal Comune, dal Teatro la Fenice, dalla Biennale e da molti enti turistici e l’attenzione dei media lo hanno reso una delle manifestazioni più importanti d’Europa, un evento che attira turisti da tutto il mondo. L’atmosfera Settecentesca ormai, però, sembra solo idealizzata. Le giornate si sono ben codificate in eventi precisi e nello spirito carnascialesco moderno vi è più l’aspetto comico che quello licenzioso, più la voglia di mondanità che di trasgressione. Quello che non è venuto meno è il business: vengono organizzati diversi eventi d’intrattenimento a pagamento e i commercianti e i ristoratori fanno affari d’oro. Solo i mascareri sembrano dover temere per il loro mercato. I negozi e le bancarelle di ambulanti che vendono souvenir e oggetti di ogni tipo, sono diffusi in ogni angolo della città. Vendono maschere prodotte in serie che non hanno nulla a che vedere con i costosi manufatti tradizionali. Offrono oggetti scadenti ma acquistabili da chiunque e vendibili tutto l’anno a tutti i turisti di passaggio. Una merce usa e getta per un evento di massa in una città sempre più mordi e fuggi.

©(immagini e testi) Mario Fracasso


A Roma un carnevale popolare e vivo come nel 1800

I festeggiamenti carnevaleschi da sempre sono un momento di estrema partecipazione a Roma, tanto importanti da far dire allo scrittore francese Alexandre Dumas: “A Roma non vi sono che quattro grandi avvenimenti in un anno: il carnevale, la settimana santa, il Corpus Domini, e la festa di San Pietro”.

Dare vita alle fantasie del carnevale è ciò che fa un cospicuo gruppo di volontari, lungo la via Tiburtina. La popolare strada, a metà tra il centro storico e la provincia, rappresenta il tragitto che unisce idealmente e fisicamente il recente Gran Carnevale Romano con il più vecchio carnevale tiburtino a Tivoli.

 

 

©(immagini e testi) Diego Funaro


Il lato oscuro del carnevale di Venezia

Il carnevale è una festività antica le cui origini deriverebbero dalle celebrazioni greche in onore di Dionisio e dai saturnali romani. Queste manifestazioni del mondo classico consistevano in banchetti o cortei in cui venivano onorate le divinità di Dionisio e Saturno, nella speranza di favorire i raccolti. Ma alla base c’era un desiderio eversivo, la necessità di sfogare istinti e ambizioni represse dagli obblighi sociali: l’essenza del carnevale è un desiderio irrefrenabile di rovesciamento dell’ordine.  Scherzi, motti volgari, dissolutezze, maschere allegoriche: i bisogni oscuri del popolo rappresentavano quella parte di bestialità persa dall’uomo con la nascita della società civile. Compito del carnevale era quello di esorcizzare questa feralità, permettendo alla gente di abbandonarsi ad essa per un periodo limitato di tempo. In tal senso acquisisce significato il rogo del fantoccio del carnevale, gesto che simboleggia la fine della festività e la ricostituzione dell’ordine prestabilito.

© (testi ed immagini) Daniele Sbampato